Adria:PSSR,Bartelle (M5S) auspica l’unione di intenti di tutte le forze politiche rappresentate in consiglio comunale

 

“Auspico che la riunione dei capigruppo delle forze politiche rappresentate nel consiglio comunale adriese, porti ad una condivisione degli obiettivi, che rivendichi un futuro migliore della sanità per il nostro territorio, rispetto a quello prospettato dal PSSR ”.Esordisce così la consigliera regionale penta stellata Patrizia Bartelle all’dopo aver studiato il documento in questione, che a breve sarà portato in quinta commissione e poi approvato in consiglio regionale.

 “La filosofia contenuta nel PSSR sarà tradotta in atti deliberativi che porteranno alle nuove schede ospedaliere, le quali prevedono che :l’ospedale di Rovigo non è più Hub, cioè diventerà un ospedale di serie B con alcune specialità apicali. In pratica, significa-prosegue Bartelle-   che per particolari patologie dovremmo recarci a Padova, Treviso o a Verona.Gli ospedali di Adria e Trecenta non diventeranno nemmeno Spock perché privi del bacino di riferimento. E non si sa nemmeno che fine faranno. Addirittura potremmo vedere che uno o entrambi di questi ospedali potranno essere con-partecipati o acquisiti dal privato. Altro punto sarà  lo smantellamento dell’integrazione socio sanitaria che pur faticosamente negli ultimi trent’anni aveva caratterizzato in meglio la sanità veneta nei confronti delle altre regioni, avevamo almeno l’illusione che funzionasse-spiega Bartelle-”. 

“Tutte queste trasformazioni,  aumenteranno le complicazioni operative ed i costi per le famiglie che hanno un anziano, un minore con difficoltà, un figlio con problema psichiatrici o dipendente da qualche sostanza, una donna vittima di violenza fino ad arrivare al problema della Ludopatia. I cambiamenti dettati del nuovo PSSR ,porteranno ad un contesto per il quale le Ipab di Adria, di Rovigo, di Lendinara, di Badia, di Stienta, di Papozze, verranno gestite da commissari che aumenteranno le rette, applicando la logica del libero mercato”. 

Venezia:Sanità, Bartelle (M5S) commenta quanto diffuso sulla stampa in tema di Aborto

“Notizie degne di nota quelle riportate dalla stampa in merito al tema dell’aborto. Un contributo da parte di una donna e dalla parte delle donne. In particolare risulta molto efficace il passaggio sulla dimensione psicologica ed emotiva della donna, verrebbe da dire, un vero e proprio travaglio che coinvolge le donne nel momento difficile della decisione. Per questo anch’io ho valutato come inspiegabile il pensiero espresso da sua santità Francesco, a maggior ragione se confrontiamo le definizioni di assassinio e di killer aggio, con il silenzio assordante della chiesa cattolica sugli evasori fiscali.

L’evasore fiscale è davvero un assassino in potenza , spesso un vero e proprio serial killer, visto che perpetua negli anni la propria decisione di sottrarre risorse anche cospicue al bilancio dello Stato, e quindi sottrae risorse alla sanità, ai servizi sociali, alla tutela dell’incolumità pubblica, alla tutela dell’ambiente, ecc.

In pratica l’evasore, negando i propri soldi accorcia o indebolisce la vita di un anziano, di un non autosufficiente, di un malato; rende più insicure le nostre scuole e gli ambienti pubblici di vita collettiva; rende più drammatiche le conseguenze di un’alluvione; facilita la devastazione di territori in cui lo Stato non è intervenuto; indebolisce l’opera delle forze dell’ordine e quindi la tutela della sicurezza collettiva.

Capisco che il killeraggio degli evasori non sia di effetto immediato come interrompere una gravidanza, ma sul piano razionale tutti capiamo benissimo che proiettata nel tempo, l’evasione fiscale è esattamente la stessa cosa: interrompe più vite.

Potremmo addirittura ipotizzare che i vari governi, che negli anni hanno condonato in modo più o meno tombale gli evasori, si siano resi responsabili del reato di “complicità”.

Per questo come consigliere regionale, mi accingo a depositare un disegno di legge che impegni la Regione Veneto a garantire nei propri servizi sia ospedalieri, che distrettuali,  a servizio della maternità, un numero pari di operatori sanitari in servizio sia obiettori che non obiettori.

In attesa che il Parlamento della Repubblica faccia il proprio dovere contro l’evasione fiscale, con conseguente recupero delle  risorse collettive,  mi permetto un piccolo suggerimento alla Regione Veneto: anziché finanziare ridicoli corsi di cultura veneta (prima o poi qualcuno mi spiegherà cos’è), destinati alle scuole della Regione Veneto, sarebbe opportuno finanziare corsi di formazione per operatori qualificati, in grado di spiegare ai giovani cosa sia una sessualità adulta, ed alle ragazze, cosa sia una maternità responsabile”.

Adria:Sanità, Bartelle (M5S)segnala a Zaia e a Compostella la situazione della sala d’aspetto del pronto soccorso

“Sedie rotte, con cartelli che avvisano in merito allo stato della sedia: rotta. Normalmente non visibile, perché i cittadini “pazienti” ci si siedono sopra. Sedie mancanti. Le altre al limite della decenza. Senza parlare degli schienali di diverse sedie che sono completamente lisi e vetusti”.

Questo è lo scenario  della sala d’aspetto del pronto soccorso di Adria, apparso agli occhi della consigliera regionale Bartelle il 16 Ottobre. Una descrizione documentata con foto .” Poche volte succede questo evento, di vedere la sala vuota, -commenta Bartelle-e rendersi conto in che condizioni devono attendere persone bisognose di soccorso, ed i loro accompagnatori, per lunghe ore. Nessuno chiede di più di quello che viene offerto, ovvero una sedia dove attendere il proprio turno, ma almeno la dignità di un locale che sia uguale agli altri pronto soccorso della Regione Veneto”.

Chiaramente l’azione della consigliera non si è limitata come segnalazione al direttore generale dell’Auls 5 Polesana Compostella, ma ha provveduto a depositare un’interrogazione ai vertici della regione Veneto per sottolineare che, quanto documentato è lesivo della dignità dei pazienti, dell’immagine della struttura e rappresenta un pericolo concreto per la sicurezza dell’utenza. “Sorgono  seri dubbi –conclude Bartelle- sull’efficacia dei controlli interni (audit) che dovrebbero essere effettuati sistematicamente proprio per prevenire situazioni come quella descritta”.

Leggi il testo dell’interrogazione qui:

Venezia:Sanità, Bartelle (M5S)”La giunta Zaia non perde occasione per penalizzare il Polesine”

“Inaudito che il direttore Compostella, funzionario della Regione Veneto, pagato con le tasse dei cittadini, non si sia presentato a confronto pubblico nel secondo comune più importante della provincia, nonché sede di un presidio ospedaliero sul quale convergono le preoccupazioni di tutto il Basso Polesine.Posso comprendere i suoi impegni, ma non farsi rappresentare da alcuno, è stato un atto di spregio nei confronti di un’autorità politica alla quale deve assoluto rispetto”.”A questo si aggiunge che la mancanza della rappresentanza regionale è indice della poca importanza che la giunta Zaia da a questo territorio, pensando solo di poterlo  sfruttare solo a fini elettori e propagandistici”Sono le parole della consigliera regionale penta stellata Patrizia Bartelle che attacca anche  la minoranza adriese
“Evidente l’imbarazzo dei rappresentanti leghisti in consiglio comunale , che piuttosto di affrontare il problema, hanno giustificato il loro abbandono dall’aula, con presunti errori formali legati a mancate o ritardate convocazioni, smentite poi nel corso del pubblico consesso. Un politico riceve mandato dai propri elettori sulla base del suo programma politico e la sua attività politica deve avvenire prima di tutto all’interno del consiglio comunale, organo a ciò naturalmente preposto. Ogni divagazione costituisce una palese violazione del mandato elettorale”.

Depositerò un progetto di legge regionale contro la mozione antiabortista approvata dal Comune di Verona

E’ terrificante e inaccettabile come, al giorno d’oggi, possano esistere ancora ideologie così deviate e pericolose, al punto da essere in grado di far approvare una mozione in un Comune importante come Verona.

Dopo aver studiato, verificato i contenuti e le fonti citate nella mozione antiabortista passata in consiglio comunale a Verona ho accertato che si tratta di un documento apertamente schierato con le falangi più oltranziste dell’anti abortismo.

Un atto per il quale dobbiamo invocare il rispetto del principio Costituzionale della imparzialità della pubblica amministrazione e della L. 194/78 nonché  intervenire a livello regionale per far si che la Regione ( come espressamente previsto dall’art. 9 della L. 194) controlli e garantisca l’attuazione del servizio di interruzione di gravidanza anche attraverso la mobilità del personale.

Ecco il dettaglio di alcune delle fonti citate nella mozione.

Sul sito di “libertà e persona”, in un articolo dello scorso 7 Ottobre, si legge: “la mentalità sessantottina infatti ha avviato un certo giovanilismo, un’idolatria del giovane, che sotto colore di rispettarne la dignità e di soddisfarne le esigenze, in realtà gli è dannosissima, perché affidandogli un potere e un’autorità che non ha, lo si abbandona a se stesso ed accontentandolo nelle sue passioni disordinate, ne fa un vizioso e un maestro di vizi.
In un altro del 5 Ottobre, intitolato “femminismo contro immigrazione?” viene minimizzato lo schiaffo dato da un uomo ad una donna riferendo che “sull’abbigliamento delle donne non ci dilunghiamo certo, ma siamo arciconvinti che spesso e volentieri esso non sia conveniente e appropriato”.
Sul sito “provita” si teorizza che la “tecnica del maschio sterile” – nata per debellare la mosca tze-tze – sia stata utilizzata sotto forma di teoria gender sul genere umano da non meglio definiti fautori della “cultura della morte” nell’ambito di un “progetto di ingegneria sociale” di “evirazione degli uomini” i quali per questo “hanno pelle glabra, sopracciglia definite, usano creme, make-up, frequentano saloni di bellezza” e sono dipendenti da smartphone, tv, social e videogiochi i quali sarebbero pericolosi come le droghe.
Sul sito di “basta bugie” si legge: “un negro ti sbatte in terra, ti ruba il telefono e la bicicletta, ma se gli dai del «negro» passi i guai, mentre lui, dato il reato di lieve entità se ne va a piede libero a ri-delinquere nella strada accanto. E poi si meravigliano della valanga di voti leghisti. E poi chi l’ha stabilito che l’uso della parola «negro» è «dispregiativo»? Perché devono essere sempre i radical-chic a comandare sul linguaggio?

Tutto questo è inaudito perciò ho chiesto al mio servizio giuridico di predisporre un progetto di legge regionale che depositerò nei prossimi giorni, e va da sé che il suo insabbiamento o bocciatura costituirà titolo per affermare che anche in Regione Veneto, seppur sottotraccia, si sono insinuate correnti oscurantiste che mirano ad un ritorno all’era pre L. 194/78, quando numerose donne morivano perché costrette a ricorrere all’interruzione di gravidanza clandestina”.

file pdf. della mozione approvata a Verona

Casa di riposo a Badia Polesine

Ieri pomeriggio, 5 agosto, ero a Badia Polesine per incontrare i manifestanti (sindacati e comitati) che protestavano, davanti al Comune, per l’ipotesi di trasformare la Casa del Sorriso per anziani della cittadina polesana in fondazione di diritto privato, modifica fortemente sponsorizzata dal sindaco Gastone Fantato, e per assistere al Consiglio comunale.

Fantato ha fretta (quando proprio in Regione si sta adesso discutendo sulla questione) e la fretta è sempre cattiva consigliera. Le opzioni sono due: o Fondazione o Apsp (come propone lo stesso Zaia). Sarebbe quindi opportuno e saggio attendere che il quadro normativo sia reso definitivo dalla Regione per poter fare scelte oculate.

Ciò che più di tutto mi ha colpito in Fantato è stata la sicurezza con cui ha difeso la trasformazione in Fondazione andando persino a “garantire” i dipendenti che non verranno diminuiti i loro stipendi (principale preoccupazione degli operatori). Garanzia “politica” di scarsa credibilità in quanto la modifica dei contratti di lavoro comporterà inevitabilmente una revisione degli stipendi e porterà all’incertezza del posto di lavoro.

Già Fantato si era distinto per sposare progetti di dubbia utilità come la Valdastico sud (autostrada morta) “garantendo” grande sviluppo per Badia (che non c’è stato ovviamente) e la diga sull’Adige che proprio oggi sarà discussa in commissione in Regione.

Anche per questo nutro forti dubbi sulla visione politica strategica del sindaco di Badia Polesine che esorto ancora a saper attendere il termine dell’iter legislativo in corso in Regione proprio sul tema della trasformazione delle Ipab.

Devo informare che già martedì scorso, su indicazione degli stessi Comitati, durante lo svolgimento della 5° commissione, sono intervenuta parlando della necessità di bloccare le trasformazioni in essere e in seguito a ciò verranno depositate al più presto sia interrogazione che mozione relativi ai “provvedimenti finalizzati alla sospensione dei procedimenti regionali riguardanti le privatizzazioni delle IPAB ai sensi della legge regionale n. 24/1993 in attesa dell’approvazione del progetto di legge regionale n.25 recante “disposizioni per la trasformazione delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza e per la disciplina delle aziende pubbliche e delle persone giuridiche di diritto privato di servizi alla persona”.

Patrizia Bartelle

Chi pagherà, oltre i cittadini, per il fallimento del dossier sul prosecco?

VENEZIA – “Una bocciatura costata circa 800mila euro di fondi pubblici. Questo è, in sintesi, il risultato per Zaia sulla candidatura Unesco a patrimonio dell’umanità delle “colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene”.

Un vero e proprio fallimento per il quale stride l’entusiasmo di Zaia che dichiara convinto, di portare a casa la candidatura Unesco il prossimo anno andando personalmente a Baku.

“Se il dossier fosse stato perfetto, come ha dichiarato Zaia alla stampa – tuona la consigliera regionale  pentastellata Patrizia Bartelle – non sarebbe stato respinto. E quella che Zaia definisce un’inezia come motivo di bocciatura, si traduce in fondi pubblici sprecati e altri necessari per arrivare al 2019”.

“Una pessima figura per il governatore e per lo staff di tecnici che hanno redatto  gli atti della candidatura Unesco, bocciata perché durante la procedura di stesura non hanno tenuto conto di tutte le osservazioni provenienti dal mondo degli ambientalisti del territorio.

A denunciarlo le stesse associazioni che non hanno avuto riscontri in merito alle osservazioni e per questo hanno definito l’incriminato “Conegliano Valdobbiadene Dossier” un libro dei sogni, perché in nessuna delle sue pagine vengono citate le leggi ambientali da applicare per la “vera riduzione dei prodotti fitosanitari”. Riduzione che potrà avvenire applicando l’art.21 D.Lgs 150/2012 “agricoltura biologica” e gli obiettivi ed i mezzi per raggiungerli previsti dal PAN, DM 22/01/2014.

Ora, chi pagherà per questo errore di procedura… oltre ai cittadini?

La consigliera polesana Patrizia Bartelle e la provocazione del Gorzone

Andare sott’acqua quando piove è spiacevole, ma può accadere. Subire un’allagamento quando invece non piove è un’assurdità e lo è ancora di più se nel ventunesimo secolo accade nel ricco nordest, perché come ci ripete il direttore del consorzio Adige-Euganeo Greggio, “noi non ci facciamo mancare nulla”.

Questo accade mediamente due volte all’anno in quelle terre della bassa padovana, che “basse” lo sono in tutti i sensi, anche di altitudine, dato che buona parte sono sotto il livello del mare, per cui 365 giorni all’anno sono sotto scolo meccanico forzato, e il Fratta-Gorzone è la loro “unica” via dell’acqua verso il mare.

Ma come fanno ad essere “allagati” se non piove? Succede che questo corso d’acqua arrivi già “in piena” a monte, perché caricato dalle pioggie raccolte altrove, che arrivi l’ordine “dall’alto” di spegnere le idrovore, e il gioco è fatto! Già sommando solamente tutte le portate degli impianti in essere nel consorzio la capacità di tale fiume sarebbe insufficiente, ma se già arriva carico che si fa?

Qui nasce la “provocazione”: ripristiniamo lo scolo del Fossetta, cambiandogli direzione e scolmando le piene del Fratta in Adige! Apriti cielo: perché nel polesano le acque dell’Adige le bevono, e il Fratta è uno dei fiumi più inquinati d’Italia! Abbiamo centrato in pieno l’obbiettivo, iniziamo a parlare di queste terre, e chi meglio di una consigliera regionale come Patrizia Bartelle, polesana, può sapere cosa sia la bonifica e cosa siano i rischi idraulici e idrogeologici?

E’ grazie a questa provocazione infatti che ieri, quasi in anteprima, le sono stati presentati i due progetti per la messa in sicurezza di quei terreni, perché i consorzi le cose le sanno: peccato non vengano ascoltati. Due opere, l’una del costo di 20 milioni, e l’altra del costo di 23 milioni, tramite una diversificazione delle acque provenienti dai soli territori del consorzio, permetterebbero loro di scaricare solo in caso di emergenza in Adige, però lasciando dove sono le acque del Fratta-Gorzone, accontentando così tutti: padovani e polesani.

 

Inizia ora per Patrizia la battaglia più dura, farsi carico di questi progetti e portarli nelle commissioni, poiché per una Regione che destina 50 milioni di euro in marchette elettorali, destinarne 43 per la difesa di un territorio di 120 mila ettari non dovrebbe essere un problema… O forse si, dato che da tempo ormai i consorzi vantano crediti verso la regione ormai vicini alla loro spesa gestionale complessiva annua e proprio la stessa consigliera Bartelle ha presentato una mozione per lo sblocco di questi pagamenti.

E’ ora che il presidente Zaia si decida, se per lui la difesa del suolo veneto è davvero una priorità. Perché chi volete che venga ad investire capitali in locaità che due giorni all’anno subiscono allagamenti?

Ufficio Stampa consigliera Bartelle

Risposta a Gianmario Scaramuzza

Rispondo, avendomi chiamata in causa, al segretario provinciale del PSI Gianmario Scaramuzza con molto piacere ricordando che il M5S da tempo ha sollevato, anche a livello nazionale, la gravità del problema trivellazioni ma probabilmente non ci ha fatto caso. La stessa nostra cittadina deputata Silvia Benedetti ha recentemente fatto un intervento rivolto direttamente al presidente del Consiglio perché riveda la sua posizione e modifichi le norme presenti nel suo “Sblocca Italia” per quanto concerne le trivellazioni in Adriatico e nelle zone contigue al Polesine.

Probabilmente Scaramuzza, dopo la desolante sconfitta della Nadia Romeo, non sa con chi sfogare la sua delusione ma casca male soffiando sul M5S specialmente quando si parla di ambiente, ecologia e salute.
D’altronde confonde anche un parere scientifico (di cui non mi permetto di mettere naso e bocca) e una visione politica che rientra nelle mie prerogative.

Con piacere informo il segretario del PSI polesano che anche il nostro Governatore Zaia è totalmente contrario tanto che ha impugnato, in data 15 gennaio 2015, il decreto “Sblocca Italia” per ciò che concerne le trivellazioni in Alto Adriatico davanti alla Corte Costituzionale.

Aggiungo che è stata già a suo tempo presentata una nostra interrogazione per fare chiarezza su questo argomento in Consiglio regionale.

Il problema quindi è politico e non è certo il parere di un illustre geologo (del quale proprio il suo Presidente del Consiglio ha dimostrato di non tenerne minimamente conto) a fermare la bramosia di perforazioni della NorthSun se non interviene direttamente il Consiglio e la Giunta regionale dell’Emilia Romagna che ha però recentemente rilasciato le autorizzazioni. Le ricordo che il loro assessore regionale all’Ambiente Paola Gazzolo è da tempo al lavoro per dare il via libera alle nuove concessioni.

Mi aspetto quindi di vedere il signor Scaramuzza al nostro fianco nelle prossime battaglie che faremo per bloccare qualsiasi autorizzazione a trivellare il suo, il mio e il nostro Polesine.

Patrizia Bartelle

19 agosto 2015 – “Lei non sa chi sono io” – Lettera aperta di un attivista

Invio il testo di una email pervenutami da un nostro attivista che ritengo meriti l’attenzione di tutti perchè fa riflettere.

Lo scandalo estivo non manca mai. Quest’anno tocca a un Senatore, eletto nelle file di FI, che prima pretende di non pagare alcune multe in virtù del fatto che è Senatore per poi ritrattare (e dichiarare di pagare) una volta scoperto con le dita sporche di marmellata e non posso fare a meno di mettere in relazione questo comportamento con altri.
Galan, un pregiudicato di FI attualmente stipendiato dalla Camera dei Deputati, che “muore di caldo” perchè, poverino, con soli 5000€ al mese, non può permettersi il condizionatore, ma se andassimo a scavare un po, noteremmo come altri atteggiamenti di vero e proprio “bullismo di stato”, i cittadini siano costretti a subire da oltre vent’anni mentre le Loro Signorie Elette vivono come alla corte del Re Sole della metà del 1600.

Per esempio, quel ministro della Repubblica che, non molto tempo fa, transitato in A4 appena era avvenuto un incidente, nemmeno si è degnato di chiedere se potesse essere utile e con i lampeggianti accesi si è allontanato accelerando.

Oppure vogliamo parlare delle “scorte” a personaggi della politica che sottraggono FF.OO. alla sicurezza di tutti per usarli, come fattorini, quando fanno la spesa come ha fatto la Finocchiaro o la Kienge al negozio di pellicce?

Vogliamo parlare di stipendi mensili faraonici che, con tutti i vari bonus e “rimborsi”, sono pari a quelli annuali di un impiegato od operaio?

Del resto, delle altrettanto faraoniche “pensioni politiche” qualcosa ne sappiamo; sappiamo che non possono essere tagliate come quelle di chi ha lavorato davvero per una vita, perchè sono “diritti acquisiti”, sappiamo anche che sono trasmissibili al\alla coniuge superstite, come una “reversibilità”.
Sappiamo che i loro figli, per quanto la crisi sia grave, lavorano sempre e lavorano tutti nel pubblico o in aziende fortemente legate al pubblico mentre, chissà perchè, i figli degli operai non vincono mai quei concorsi.
Che poi, se vengono assunti per concorso o per “casata dinastica”, questo non si è mai ne capito ne saputo ma sapiamo solo che loro, i nobili, della crisi, delle spese e delle multe, non vogliono proprio saperne perché “lei non sa chi sono io“.

Noi invece sappiamo perfettamente chi siamo; siamo contadini, siamo operai, siamo impiegati e soprattutto siamo precari e disoccupati.
Noi siamo figli e nipoti di pensionati al minimo, donne e uomini stremati dalla fame e truffati dalle loro Signorie Elette, dopo una vita passata a spaccarsi la schiena per risollevare l’Italia dagli orrori della guerra.

Noi siamo quelli che vogliono scacciare i pregiudicati e gli inquisiti, noi siamo quelli che denunceranno sempre gli accordi sottobanco, noi siamo quelli che, nella Sicilia dominata dalle mafie, usano i soldi del proprio stipendio da Consigliere Regionale per costruire una nuova strada, sebbene osteggiati ed insultati dai “bulli di stato”, gli stessi che poi, in auto blu a sirene spiegate, per quella strada ci passano.

Noi siamo nauseati da tutte queste bassezze, vessazzioni e fame a cui questa “nouvelle noblesse” ci ha condannato da oltre venti anni e chiediamo di tornare subito alle urne.
Chiediamo massima sobrietà e moralità da parte di tutti gli eletti, di scacciare i pregiudicati, gli inquisiti ed i faccendieri dai luoghi di potere, chiediamo in sintesi, dignità per il popolo Italiano.

Forse chiediamo troppo?
Patrizia Bartelle