Bartelle (M5S), Zanoni (PD), Guarda (AMP): “La riapertura della caccia in 50 comuni bellunesi preoccupa. Sotto gli alberi caduti ci sono migliaia di animali morti: Zaia applichi la legge sulla tutela della fauna selvatica”

Venezia, 16 novembre 2018
“Sotto i milioni di alberi caduti, ci sono migliaia e migliaia di animali morti. Ma Zaia di questo se ne frega e continua a non applicare la legge sulla tutela della fauna selvatica. La proroga del divieto di caccia è insufficiente perché riguarda appena 14 comuni bellunesi su 64”. Andrea Zanoni (PD), Cristina Guarda (AMP) e Patrizia Bartelle (M5S) dell’Intergruppo per il benessere e la conservazione degli animali e della natura commentano criticamente la decisione del presidente della Regione di ‘allungare’ di due sole settimane, fino al 29 novembre, lo stop alle doppiette nei soli comuni di Canale d’Agordo, Colle di Santa Lucia, Gosaldo, Livinallongo del Col di Lana, Rivamonte Agordino, Rocca Pietore, Taibon Agordino e Voltago Agordino, Auronzo di Cadore, Perarolo di Cadore, Lorenzago di Cadore, San Pietro di Cadore, Vigo di Cadore e Pieve di Cadore.

“Il governatore ne fa, palesemente, solo una questione di sicurezza, sacrosanta ovvio, per gli operatori. Ma è compito delle Regioni tutelare anche la fauna selvatica quando è in difficoltà Si è mai chiesto quanti animali saranno morti sotto i 100.000 ettari di boschi caduti in Veneto e certificati dalla Giunta regionale in un apposito documento? Perché consentire di uccidere quei pochi animali rimasti vivi? È gravissimo che nel fascicolo inviato a tutti i consiglieri venerdì 9 novembre, lungo 95 pagine e costituito da 19 voci distinte, abbia fatto un lungo elenco sui danni a foreste, sentieri, strade, infrastrutture, abitazioni, strutture alberghiere, corsi d’acqua, agricoltura, omettendo totalmente la fauna selvatica che ai sensi dell’articolo 1 della Legge 157/92 è considerata patrimonio indisponibile dello Stato. Perché non chiede un parere ad Ispra che, tra l’altro, ha anche il compito di censire il patrimonio ambientale costituito dalla fauna selvatica, di studiarne lo stato, l’evoluzione ed i rapporti con le altre componenti ambientali? Perché non ha compiuto questo passo prima di prendere decisioni irresponsabili?”, insistono i tre consiglieri ricordando la lettera scritta dallo stesso Zanoni proprio all’Ispra per sollecitare un parere urgente.

“Zaia in realtà sta facendo di tutto per non inimicarsi Berlato e le frange più estremiste del mondo della caccia. Basti pensare alla zona della Marcesina, nell’altopiano dei Sette comuni in provincia di Vicenza. Qua le foreste sono state rase al suolo, ma da lunedì scorso si può nuovamente sparare e sono arrivate drammatiche testimonianze di un’intensa attività di caccia ai pochi animali superstiti, dimostrazione di viltà e assenza totale di umanità”, chiudono i consiglieri invitando a partecipare alla manifestazione in programma il primo dicembre alle 12 e promossa da Wwf, Lav, Enpa, Lipu, Oipa, Mountain Wilderness, Lac e altre, in una località veneta colpita dall’uragano per protestare contro la decisione di Zaia e per sottolineare l’imbarazzante silenzio del ministero dell’Ambiente Costa.

Delta: pesca, Bartelle (M5S) ”Manca concretezza alle promesse di Zaia”

“Dove siano andate a finire tutte le promesse fatte in campagna elettorale dalla lega di Zaia ai pescatori di Porto Tolle, non si sa.
Vero è che, dopo i voti conquistati nelle ultime elezioni e i mancati interventi promessi nei tempi utili, i pescatori del delta si ritrovano a dover subire le conseguenze di una piena del Po che di fatto ha messo in crisi l’equilibrio dell’acqua salmastra della laguna del Canarin. Una criticità legata alla vivificazione delle lagune del Delta e a quell’arginello, tante volte segnalato, che in questi giorni è stato letteralmente sommerso dall’acqua, senza più fungere quindi, da barriera e divisione tra la laguna e il mare, tra l’acqua dolce e l’acqua salata. Quello che i pescatori temevano è così accaduto: l’eccessiva presenza di acqua dolce in laguna, ha provocato una moria di vongole senza precedenti, che avrà ripercussioni per tutto il comparto ittico. Compresa la prossima annata di pesca”.
“I tanto paventati contributi a favore della pesca che hanno riempito le pagine di cronaca, sono serviti fino ad ora a dare immagine alla giunta Zaia, ma non a risolvere concretamente l’annosa problematica della vivificazione delle lagune”

Contrà Covolo (Malo VI): Pedemontana, la Consigliera Bartelle (M5S) auspica l’intervento della Regione e del Consiglio

La Consigliera regionale penta stellata Patrizia Bartelle replica al Il Giornale di Vicenza di domenica 11 novembre. Nell’articolo di pag. 31 si citano i cittadini di Contrà Covolo, a Malo (VI), che si sono riuniti in un comitato per denunciare le continue esplosioni dovute ai lavori della SPV per la realizzazione della galleria Vallugana. Lavori che prevederebbero esplosioni frequenti e un intenso traffico di camion, del tutto insostenibili, e con pesanti ricadute su abitanti e fauna locale.

“Tutti aspetti relativi all’impatto ambientale della Pedemontana che già in fase di realizzazione appaiono pesanti e insostenibili non a caso in Consiglio Regionale sono pendenti almeno due mozioni sulla questione” osserva la Consigliera.

“Io stessa ne ho depositata una, la n. 425” afferma la Bartelle “per chiedere una nuova valutazione dell’impatto ambientale dell’opera considerata nel suo complesso in quanto, in seguito alle innumerevoli varianti sopravvenute, non è più paragonabile al progetto iniziale.”

“Inoltre pende la mozione n. 414” aggiunge la Bartelle “che tuttavia per essere approvabile richiede di essere emendata, infatti, nella formulazione attuale si richiede genericamente la convocazione di un tavolo tecnico, che rischia di concludersi con molte chiacchiere e pochi fatti”.

“A tal proposito” precisa la Consigliera “ho già pronti alcuni emendamenti che presenterò durante la discussione della mozione, in particolare chiederò che l’attenzione si focalizzi anche sulla legittimità degli atti compiuti dal Commissario Straordinario come richiesto da ANAC, che tra i partecipanti al tavolo tecnico vi siano anche rappresentanti dei territori, che siano individuate eventuali responsabilità nella approvazione del project financing e nelle attività di controllo”.

“Il regolamento del Consiglio Regionale prevede che l’introduzione degli emendamenti in una mozione siano subordinati al benestare del presentatore” conclude la Bartelle “ma sono certa che i miei emendamenti saranno accolti, perché diversamente sarebbe chiaro che si tratterebbe solo di una mozione propagandistica, il cui fine ultimo non è quello di perseguire l’interesse dei cittadini veneti”

Zanoni (PD), Guarda (AMP) e Bartelle (M5S): “Ecatombe di fauna selvatica, si prolunghi il divieto di caccia nelle zone colpite dal maltempo. Gravissimo il silenzio del ministro Costa”

Venezia, 9 novembre 2018
“Di fronte a una strage di animali selvatici non possiamo permettere che già da lunedì possa riaprire la caccia nelle zone devastate dal maltempo. Il silenzio del ministero dell’Ambiente sull’argomento è grave. Ci sono animali allo stremo che vanno tutelati”. L’appello arriva dai consiglieri dell’Intergruppo per il benessere e la conservazione degli animali e della natura Andrea Zanoni (PD), Cristina Guarda (Lista AMP) e Patrizia Bartelle (M5S) che in una nota esprimono il proprio appoggio alle associazioni Enpa, Lac, Lav, Lipu e Wwf che hanno scritto al ministro Costa chiedendo lo stato di calamità anche per la fauna selvatica, senza però ottenere risposta.

“L’uragano che ha colpito il Nordest ha raso al suolo 15 milioni di alberi: sotto i tronchi è evidente che si trovino migliaia e migliaia di animali morti. Non è una nostra supposizione, sono i carabinieri forestali a parlare di ecatombe che riguarda non solo le specie cacciabili ma anche quelle protette come, ad esempio, tasso e gallo cedrone. I numeri del disastro sono stati illustrati in aula martedì scorso dall’assessore alla Protezione civile: 700 millimetri di pioggia caduti in poche ore, un evento superiore al 1966 e al 2010, vento a oltre 190 chilometri orari, ovvero un uragano, quasi 500 chilometri di strade chiuse, 160mila persone senza energia elettrica, 400 evacauti e otto paesi isolati. Con uno scenario simile la decisione del presidente Zaia di vietare la caccia fino al 4 novembre in tutta la regione era apparsa di buon senso, il minimo sindacale. Poi però sulla spinta dei ‘soliti noti’ Zaia ci ha ripensato, mantenendo lo stop e prorogandolo fino a domenica 11, soltanto per la provincia di Belluno e nella zona faunistica delle Alpi nel Vicentino. Da lunedì quindi, nonostante la situazione sia tutt’altro che normale, si potrà riprendere a sparare nelle zone piu’ colpite del Veneto”.

Un’ipotesi che, secondo i tre consiglieri, deve assolutamente essere scongiurata: “Cacciare adesso animali stremati che hanno subito una riduzione degli habitat naturali è una decisione scellerata. Ricordiamo che la fauna selvatica è considerata patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale, interesse che è senza dubbio prevalente rispetto a quello della minoranza dei cacciatori. Invitiamo quindi il ministro Costa a dare un segnale con atti concreti anziché parlare in libertà per tirare il sasso e nascondere la mano, come fatto con l’ipotesi di vietare la caccia la domenica”.

Il prolungamento del divieto temporale, tuttavia, non è l’unica richiesta che arriva dagli esponenti dell’Intergruppo: “Visto che i piani di abbattimento di ungulati, gallo forcello e coturnice sono stabiliti in percentuale sulla popolazione locale definita dagli appositi censimenti, sarebbe opportuno, per il principio di precauzione, vietare la caccia a queste specie per il resto della stagione venatoria, effettuando poi nuove azioni di monitoraggio per verificare l’assenza di condizioni che ne possano compromettere la ripresa demografica nella successiva stagione riproduttiva”.

IL CONSIGLIO REGIONALE VENETO HA DIMOSTRATO DI AVERE A CUORE LA L. 194/78, ORA SI APPROVI IL PROGETTO DI LEGGE REGIONALE 408 CHE NE GARANTISCE L’ATTUAZIONE INTEGRALE

Ieri, 06.11.2018, è stata discussa in aula la mozione n. 366  per la riduzione consapevole delle interruzioni volontarie di gravidanza.

Tale atto di indirizzo, che nella sua formulazione originaria poteva favorire derive radicali e oscurantiste, è stato approvato con l’aggiunta di un emendamento tanto semplice quanto importante ossia, nella parte in cui si chiede l’impegno della Giunta, dopo le parole “sono risultati essere 5.087” sono state aggiunte le parole “nel rispetto della L. 194/78”.

Ciò significa che all’interno del Consiglio Regionale Veneto la L. 194/78 è tenuta in considerazione, valorizzata e la sua applicazione è incentivata.

Ora è il momento di approvare il progetto di legge regionale n. 408 che ho presentato il 22.10.2018 nel quale si chiede proprio questo: l’integrale applicazione della L. 194/78 ed in particolare dell’art. 9 co. 4!

REVOCA DEL DIVIETO DI CACCIA: FORTI CON I DEBOLI E AL SERVIZIO DEI POTENTI. A BERLATO PIACE VINCERE FACILE

“La Regione Veneto ha un nuovo Presidente, si chiama Sergio Berlato” è sarcastica la consigliera regionale pentastellata Patrizia Bartelle sulla revoca del divieto di caccia, disposta a seguito delle polemiche sollevate dal Consigliere Regionale Berlato, forte del supporto della categoria dei cacciatori la quale ha letteralmente bombardato di e-mail tutti i consiglieri regionali.

Nelle mail si legge il malcontento dei cacciatori che hanno pagato e non possono esercitare nel periodo migliore dell’anno (vedi foto).

“In realtà” spiega la Consigliera “le condizioni meteorologiche dei giorni scorsi hanno determinato uno stato di disorientamento e paura negli animali che faticano a trovare rifugio e ad approvvigionarsi di cibo e acqua perciò si spingono più facilmente nelle aree in cui la caccia è consentita”.

“Ne deriva” aggiunge  Bartelle che “questo fine settimana per i cacciatori sarà molto più probabile ottenere un carniere abbondante”. 

E incalza “sarà che Berlato non è più giovanissimo, ma non avrei mai pensato che lui e i suoi accoliti avessero bisogno di ricorrere a questi escamotage per migliorare le proprie statistiche. A Berlato piace vincere facile”

La Bartelle aggiunge  “se la caccia è uno sport allora deve avere un’etica e il momento di difficoltà della fauna deve essere rispettato, il concetto che se ho pagato ho diritto ad un servizio è soggetto ad eccezioni e questa, è senz’altro una situazione eccezionale”. 

“A quanto vedo, invece” prosegue la Bartelle “qui non c’è sportività ma solo arroganza: ho pagato, me ne vado in montagna con il fuori strada, sparo a tutto quello che si muove e guai a chi mi disturba, Zaia compreso”.

“Sarebbe questa la genesi del Veneto Autonomo? Non ci siamo”.

PROVINCIA DI ROVIGO, NUMEROSI COMUNI SENZ’ACQUA, HO DEPOSITATO UNA INTERROGAZIONE IN REGIONE

 Ho depositato una interrogazione a risposta immediata (leggi il contenuto qui) per chiedere alla Regione quali azioni intende intraprendere in relazione alla sospensione del servizio idrico che sta interessando il Consorzio di Bacino del Polesine rifornito da Acque Venete spa.

Il sito internet del Consorzio di Bacino, con un aggiornamento del 31.10.18, avvisa che “a seguito dell’evento di piena del fiume Adige, allo stato attuale non è possibile garantire l’erogazione dell’acqua potabile in condizioni di sicurezza.”

I comuni interessati sono Arquà Polesine (2691 abitanti), Bosaro (1467 abitanti), Ceregnano (3590 abitanti), Costa di Rovigo (2594 abitanti), Pontecchio Polesine (2213 abitanti), Rovigo (51625 abitanti), San Martino di Venezze (3930 abitanti), Villadose (5041 abitanti) e Villamarzana (1961abitanti). Complessivamente circa 75000 persone senza acqua potabile.

Il sito web di Acque Venete spa, con aggiornamento del 31.10.18, avvisa gli utenti che sarà attivato un servizio di autobotti per il rifornimento di acqua potabile, indica dove trovare le autobotti ma nessuna indicazione su quando sia previsto il ripristino del servizio.

Anche se l’Ente responsabile del Consiglio di Bacino del Polesine è il Comune di Rovigo, mi sembra evidente che la circostanza abbia assunto dimensioni tali per cui sia doveroso un intervento regionale.

I cittadini polesani non possono essere lasciati soli di fronte ad una emergenza simile senza neppure una prospettiva concreta su quando potranno vedersi ripristinato il servizio di fornitura dell’acqua potabile

Inoltre ho già inviato ad ARPAV una richiesta di informazioni – come previsto dall’articolo 109 del Regolamento del Consiglio Regionale – per sapere se siano state effettuate analisi sulle acque.

Come sempre rimango a disposizione dei cittadini polesani che potranno segnalarmi l’evolvere della situazione tramite i social media o il mio sito internet.

Piano Socio Sanitario Regionale: Zaia vuole far passare una legge “ora per allora”. La prima legge al mondo fuori dal presente. Ai confini della realtà”

Oggi in Quinta Commissione si è iniziato a discutere di Piano Socio Sanitario Regionale e i Consiglieri Leghisti hanno stabilito un record mondiale: hanno votato la prima legge al mondo sul futuro assoluto.

Mi scuso per la precisazione tecnica, ma è necessaria.

Si discuteva dell’art. 2 del Pdlr proposto dalla Giunta il quale prevede che “le forme e condizioni particolari di autonomia amministrativa e legislativa nella Tutela della salute…omissis…saranno esercitate a seguito dell’approvazione della legge statale di recepimento dell’Intesa ai sensi dell’art.116 della Costituzione” ossia: non appena avremo l’autonomia, eserciteremo l’autonomia.

Insomma, una legge ora per allora…peraltro smentita dallo stesso Pdlr al successivo art. 3 che recita: “all’attuazione della presente legge si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a LEGISLAZIONE VIGENTE”.

Risulta chiaro a tutti che se, e quando, interverrà l’Intesa Stato-Veneto sull’autonomia, si dovrà cambiare la legislazione vigente e quindi anche il Pssr.

In Quinta Commissione, logicamente, noi Consiglieri di opposizione abbiamo chiesto la cancellazione dell’art. 2 per inutilità, ma la Lega ha respinto la richiesta, votando la prima Legge ora per allora.

Si è trattata di una sbandierata volontà di (pre)potenza, da parte della lega, fondata solo sulla forza dei numeri in Commissione, che francamente preoccupa e per la quale ci chiediamo, se davanti a tanta pervicace ottusità, i Consiglieri Leghisti si siano fatti prendere da qualche lontana reminescenza liceale sul futuro assoluto. Vedremo.

Speriamo che il senso del ridicolo prevalga in Consiglio Regionale, e i Leghisti ammendino la prevaricazione normativa.

Altrimenti Zaia dovrà ritirare il Guiness dei Primati per la prima legge al mondo fuori dal presente. Ai confini della realtà.

Il gruppo di lavoro che ha organizzato l’assemblea regionale di Salzano, rimane attivo per dare voce ai cittadini ed agli attivisti

Si è svolto a Salzano, l’incontro regionale autoconvocato dagli attivisti e portavoce del Movimento 5 Stelle. Nonostante il tentativo di scomunica da parte di alcuni consiglieri regionali e parlamentari, erano presenti più di 80 persone provenienti da tutta la regione,in rappresentanza di diversi gruppi locali e diversi comitati ed associazioni.

Quasi tutti gli interventi, incentrati su temi come grandi opere, ambiente, scuola, sanità, persino di autonomia regionale, hanno espresso una forte contrarietà al rapporto con la Lega ed al contratto di governo, ciò nonostante è stato un incontro assolutamente composto e civile .

In particolare sull’autonomia è stata espressa una forte contestazione verso la linea imposta da alcuni consiglieri regionali e parlamentari, di sostenere in maniera attiva il referendum per l’autonomia che ci è costato 14miloni di Euro, che ad oltre un anno non ha prodotto alcun risultato apprezzabile, evidenziandone l’inutilità, rinunciando a far esprimere al Movimento una propria posizione, e ponendosi così irrimediabile in posizione subalterna rispetto alla Lega.

Si sarebbe dovuto mantenere fede con coerenza alla propria identità e non dimenticare mai i principi della Costituzione.
Preoccupa la mancanza di dibattito democratico all’interno, che sta spopolando i gruppi di attivisti; la riprova è proprio nel maldestro tentativo di far annullare l’incontro tacciandolo come “non ufficiale” o “Dissidente”. La deriva in atto ha portato anche ad accettare inaudite retrocessioni nei diritti civili (basti pensare al decreto Pillon e alle norme per la legittima difesa). L’appiattimento su questa linea, si teme, porterà a una sconfitta elettorale nelle prossime competizioni elettorali.

In questo momento in tutta Italia vi sono manifestazioni di protesta contro Movimento 5 Stelle, per non aver mantenuto fede alle promesse in campagna elettorale, soprattutto per quanto riguarda la difesa dell’ambiente e del territorio. Mentre a sud ci si scontra su Tap e Ilva, in Veneto preoccupano i cambi di posizione su Pedemontana, Grandi Navi e la TAV tra Vicenza e Verona. Non vi è più una netta opposizione a tali opere, ma ci si limita a cercare di contenere gli effetti economici negativi, mentre i danni infinitamente più grandi sul sistema ambientale non sono più considerati una priorità.

Il gruppo di lavoro che ha organizzato l’assemblea regionale di Salzano, rimane attivo per dare voce ai cittadini ed agli attivisti.

La consigliera Patrizia Bartelle riconferma il proprio costante impegno in Regione, a disposizione di cittadini, attivisti, ed in ascolto delle istanze dei territori.

Liste d’attesa: Zaia sostiene  che se uno vuole curarsi sotto casa debba aspettare. Mah?

Zaia inizia il percorso della sua autonomia distruggendo il diritto alla libera scelta del medico, infatti, con il nuovo sistema di prenotazione nel Centro Unico Regionale (CUP) sarà la Regione ad indirizzare dove vorrà i pazienti che intendono prenotare una visita o un intervento.

Sarà perfino tenuta una lista dei “capricciosi” cioè di coloro che da Porto Tolle (RO) rifiuteranno di curarsi a Belluno (BL) e viceversa.

Secondo Zaia se uno vuole curarsi sotto casa è giusto che aspetti, un’affermazione che è  la logica conseguenza di anni di politica sanitaria regionale che ha svuotato di specialità, servizi e competenze gli ospedali periferici.

Per anni il governatore del Veneto ha scientemente allontanato i luoghi di cura dai cittadini e oggi completa l’opera introducendo la mobilità dei pazienti che vogliono curarsi favorendo le cliniche private che, al contrario della Sanità pubblica, si stanno capillarizzando nei territori.

I vantaggi per il governatore del Veneto sono evidenti: aumenteranno i biglietti per Trenitalia – con cui il governatore  ha appena siglato un oneroso rinnovo del Contratto di Trasporto locale fino al 2032 – e aumenteranno i pedaggi autostradali per la concessionaria autostradale che il presidente della regione  vuol fare con trentini e friulani. Insomma crescerà il Pil della Regione. L’unica cosa che calerà sarà il diritto alle cure dei cittadini. Ma a Zaia, è evidente, questo non interessa.