Depositerò un progetto di legge regionale contro la mozione antiabortista approvata dal Comune di Verona

E’ terrificante e inaccettabile come, al giorno d’oggi, possano esistere ancora ideologie così deviate e pericolose, al punto da essere in grado di far approvare una mozione in un Comune importante come Verona.

Dopo aver studiato, verificato i contenuti e le fonti citate nella mozione antiabortista passata in consiglio comunale a Verona ho accertato che si tratta di un documento apertamente schierato con le falangi più oltranziste dell’anti abortismo.

Un atto per il quale dobbiamo invocare il rispetto del principio Costituzionale della imparzialità della pubblica amministrazione e della L. 194/78 nonché  intervenire a livello regionale per far si che la Regione ( come espressamente previsto dall’art. 9 della L. 194) controlli e garantisca l’attuazione del servizio di interruzione di gravidanza anche attraverso la mobilità del personale.

Ecco il dettaglio di alcune delle fonti citate nella mozione.

Sul sito di “libertà e persona”, in un articolo dello scorso 7 Ottobre, si legge: “la mentalità sessantottina infatti ha avviato un certo giovanilismo, un’idolatria del giovane, che sotto colore di rispettarne la dignità e di soddisfarne le esigenze, in realtà gli è dannosissima, perché affidandogli un potere e un’autorità che non ha, lo si abbandona a se stesso ed accontentandolo nelle sue passioni disordinate, ne fa un vizioso e un maestro di vizi.
In un altro del 5 Ottobre, intitolato “femminismo contro immigrazione?” viene minimizzato lo schiaffo dato da un uomo ad una donna riferendo che “sull’abbigliamento delle donne non ci dilunghiamo certo, ma siamo arciconvinti che spesso e volentieri esso non sia conveniente e appropriato”.
Sul sito “provita” si teorizza che la “tecnica del maschio sterile” – nata per debellare la mosca tze-tze – sia stata utilizzata sotto forma di teoria gender sul genere umano da non meglio definiti fautori della “cultura della morte” nell’ambito di un “progetto di ingegneria sociale” di “evirazione degli uomini” i quali per questo “hanno pelle glabra, sopracciglia definite, usano creme, make-up, frequentano saloni di bellezza” e sono dipendenti da smartphone, tv, social e videogiochi i quali sarebbero pericolosi come le droghe.
Sul sito di “basta bugie” si legge: “un negro ti sbatte in terra, ti ruba il telefono e la bicicletta, ma se gli dai del «negro» passi i guai, mentre lui, dato il reato di lieve entità se ne va a piede libero a ri-delinquere nella strada accanto. E poi si meravigliano della valanga di voti leghisti. E poi chi l’ha stabilito che l’uso della parola «negro» è «dispregiativo»? Perché devono essere sempre i radical-chic a comandare sul linguaggio?

Tutto questo è inaudito perciò ho chiesto al mio servizio giuridico di predisporre un progetto di legge regionale che depositerò nei prossimi giorni, e va da sé che il suo insabbiamento o bocciatura costituirà titolo per affermare che anche in Regione Veneto, seppur sottotraccia, si sono insinuate correnti oscurantiste che mirano ad un ritorno all’era pre L. 194/78, quando numerose donne morivano perché costrette a ricorrere all’interruzione di gravidanza clandestina”.

file pdf. della mozione approvata a Verona

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