La consigliera polesana Patrizia Bartelle e la provocazione del Gorzone

Andare sott’acqua quando piove è spiacevole, ma può accadere. Subire un’allagamento quando invece non piove è un’assurdità e lo è ancora di più se nel ventunesimo secolo accade nel ricco nordest, perché come ci ripete il direttore del consorzio Adige-Euganeo Greggio, “noi non ci facciamo mancare nulla”.

Questo accade mediamente due volte all’anno in quelle terre della bassa padovana, che “basse” lo sono in tutti i sensi, anche di altitudine, dato che buona parte sono sotto il livello del mare, per cui 365 giorni all’anno sono sotto scolo meccanico forzato, e il Fratta-Gorzone è la loro “unica” via dell’acqua verso il mare.

Ma come fanno ad essere “allagati” se non piove? Succede che questo corso d’acqua arrivi già “in piena” a monte, perché caricato dalle pioggie raccolte altrove, che arrivi l’ordine “dall’alto” di spegnere le idrovore, e il gioco è fatto! Già sommando solamente tutte le portate degli impianti in essere nel consorzio la capacità di tale fiume sarebbe insufficiente, ma se già arriva carico che si fa?

Qui nasce la “provocazione”: ripristiniamo lo scolo del Fossetta, cambiandogli direzione e scolmando le piene del Fratta in Adige! Apriti cielo: perché nel polesano le acque dell’Adige le bevono, e il Fratta è uno dei fiumi più inquinati d’Italia! Abbiamo centrato in pieno l’obbiettivo, iniziamo a parlare di queste terre, e chi meglio di una consigliera regionale come Patrizia Bartelle, polesana, può sapere cosa sia la bonifica e cosa siano i rischi idraulici e idrogeologici?

E’ grazie a questa provocazione infatti che ieri, quasi in anteprima, le sono stati presentati i due progetti per la messa in sicurezza di quei terreni, perché i consorzi le cose le sanno: peccato non vengano ascoltati. Due opere, l’una del costo di 20 milioni, e l’altra del costo di 23 milioni, tramite una diversificazione delle acque provenienti dai soli territori del consorzio, permetterebbero loro di scaricare solo in caso di emergenza in Adige, però lasciando dove sono le acque del Fratta-Gorzone, accontentando così tutti: padovani e polesani.

 

Inizia ora per Patrizia la battaglia più dura, farsi carico di questi progetti e portarli nelle commissioni, poiché per una Regione che destina 50 milioni di euro in marchette elettorali, destinarne 43 per la difesa di un territorio di 120 mila ettari non dovrebbe essere un problema… O forse si, dato che da tempo ormai i consorzi vantano crediti verso la regione ormai vicini alla loro spesa gestionale complessiva annua e proprio la stessa consigliera Bartelle ha presentato una mozione per lo sblocco di questi pagamenti.

E’ ora che il presidente Zaia si decida, se per lui la difesa del suolo veneto è davvero una priorità. Perché chi volete che venga ad investire capitali in locaità che due giorni all’anno subiscono allagamenti?

Ufficio Stampa consigliera Bartelle

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